Epidemia e infodemia

Epidemia e infodemia

Nella situazione che stiamo vivendo, legata alla diffusione di COVID-19, la malattia provocata dal virus SARS-CoV-2, la comunicazione ha giocato e continua a giocare un ruolo fondamentale. La ricerca scientifica si trova inevitabilmente chiamata in causa ed emerge con chiarezza la necessità di una corretta e consapevole comunicazione della scienza.

Parallelamente alla diffusione dell’epidemia in Italia e in altri Paesi, si è verificata una diffusione di notizie e informazioni non verificate. Tale propagazione è stata definita “infodemia”, termine coniato dal politologo e giornalista David J. Rothkopf in un articolo comparso nel quotidiano «Washington Post», When the Buzz Bites Back (11 maggio 2003), diventato poi di uso comune e inserito nei documenti ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Si ritiene che l’infodemia possa rappresentare un elemento di pericolosità sociale paragonabile a quello dell’epidemia vera e propria. Per questa ragione diversi gruppi di ricerca si sono occupati di analizzarne gli aspetti peculiari.

Tra le diverse analisi e lavori pubblicati online segnaliamo uno studio della Fondazione Bruno Kessler che ha evidenziato il ruolo determinante svolto da chi le fake news le ha generate di proposito e diffuse. Dal sito della Fondazione si legge:

I dati raccolti permettono di verificare come, per alcuni Paesi tra cui l’Italia, la Francia o gli Stati Uniti, la diffusione del contagio sia stata preceduta da un aumento rapido
e insolito dell’attività di soggetti umani e agenti artificiali
(i cosiddetti “bot sociali”) volta a diffondere informazioni non verificate ascrivibili a varie categorie di fake news.

Segnaliamo inoltre uno studio dal titolo “The COVID-19 Social Media Infodemic” realizzato, tra gli altri, da Fabiana Zollo e Walter Quattrociocchi (entrambi coinvolti nel gruppo PICS), che mostra come il pattern di diffusione delle notizie provenienti da fonti attendibili sia simile a quello delle notizie da fonti inattendibili. Questo dato permette di definire meglio le problematicità che subentrano nella gestione dell’infodemia. Gli autori affermano:

Riteniamo sia importante comprendere le dinamiche sociali alla base del consumo di contenuti e dei social media poiché potrebbe aiutare a progettare modelli epidemici più efficienti, che tengano conto del comportamento sociale, e attuare strategie di comunicazione più efficienti in tempo di crisi.

Il 4 aprile 2020 è stata istituita da Andrea Martella, Sottosegretario di Stato con delega all’Informazione e all’Editoria, la “Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al COVID-19 sul web e sui social network”. Ne fanno parte, tra gli altri, la già citata Fabiana Zollo e la giornalista scientifica Roberta Villa, uno dei volti della comunicazione scientifica e divulgativa sull’epidemia in corso. Lo scopo di questa iniziativa dovrebbe essere quello di affrontare l’infodemia, diffondendo “buona” informazione per contrastare quella “cattiva”, secondo le parole della stessa Villa.

È necessario evidenziare che l’infodemia e, in generale, la situazione di “caos informativo” che si è venuta a creare, sono il risultato dell’azione di diversi attori che a vario titolo si ritrovano coinvolti nei processi comunicativi. Cercheremo di analizzarli nei prossimi post con l’obiettivo di delineare il quadro attuale e gli elementi che sarebbero (stati) necessari a delineare strategie di comunicazione efficaci in tempo di crisi e non solo.

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